Approfondimenti

La madre come “porta della vita”

Per Hellinger, attraverso la madre riceviamo il corpo, il nutrimento, il primo sguardo, il primo senso di appartenenza. Prima ancora delle parole, il legame con lei è esperienza corporea e relazionale. In questo senso, LA MADRE È LA PRIMA MEDIAZIONE CON IL MONDO.

Dire interiormente “sì” alla madre equivale a dire “sì” alla vita così come è arrivata — con le sue luci e le sue ombre. Questo non implica negare eventuali ferite, ma riconoscere che la vita è passata attraverso di lei.

Nella visione di Hellinger, i genitori sono “i grandi” e i figli “i piccoli”. Quando il figlio si pone in giudizio, rifiuto o superiorità morale, il flusso dell’amore si interrompe. Quando invece riconosce la madre nel suo posto — anche con i suoi limiti — si crea una base interiore più stabile.

La madre non è idealizzata, ma riconosciuta nella sua funzione originaria: essere colei attraverso cui la vita è stata possibile. Questa distinzione è fondamentale anche dal punto di vista sistemico: non si tratta di giustificare comportamenti dannosi, ma di lavorare sull’atteggiamento interiore che permette alla persona di non restare intrappolata in una lotta irrisolta.

Nel lavoro costellativo si osserva spesso che difficoltà nel lavoro, nella relazione di coppia o nel rapporto con il proprio corpo possono essere collegate a un movimento interrotto verso la madre. Quando il figlio riesce a “prendere” la madre interiormente, aumenta la capacità di: 

  • sentirsi radicati

  • accettare il proprio destino
  • entrare in relazioni adulte e più equilibrate
  • accogliere il successo professionale e familiare senza sensi di colpa

Questo approccio si differenzia dalle prospettive puramente intrapsichiche, perché considera il legame madre-figlio dentro una rete sistemica più ampia.

Alcuni riferimenti bibliografici principali

  • Gli ordini dell'amore – Bert Hellinger - Urra
  • Riconoscere ciò che è – Bert hellinger - Urra
  • Il fiume non guarda mai indietro Ursula Franke